Un quadro d’insieme sul partito del generale, sull’indagine appena aperta dalla Procura militare di Roma e sulle ricette economiche presentate nel programma “VITALE”
Una nascita annunciata da mesi
Il 3 febbraio 2026 Roberto Vannacci ha ufficializzato ciò che si vociferava da settimane: l’addio alla Lega e la nascita di un proprio partito, Futuro Nazionale. L’annuncio è arrivato con un messaggio sui social diventato subito virale: l’ex generale ha parlato di un “sogno” da inseguire “lontano” dai “compromessi di convenienza e inciuci”, rivendicando l’obiettivo di riportare l’Italia a essere un Paese “sovrano, sicuro, libero, sviluppato, prospero ed esclusivo”.
Non è stata una rottura improvvisa. Già il 24 gennaio 2026 Vannacci aveva depositato il marchio “Futuro Nazionale” presso l’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale (EUIPO), un passaggio che aveva alimentato le indiscrezioni su un progetto politico autonomo. Il 6 febbraio è stato registrato ufficialmente anche il simbolo: una scritta su sfondo blu con un’ala tricolore e il cognome del fondatore in basso, pensata — secondo la lettura che ne è stata data — per evocare slancio e proiezione verso il futuro.
La rottura con la Lega si è consumata dopo mesi di tensioni interne legate alle posizioni sempre più identitarie di Vannacci, culminate con l’uscita dal Carroccio lo stesso giorno in cui il gruppo parlamentare europeo dei Patrioti per l’Europa lo ha espulso. Vannacci è passato prima al gruppo dei Non Iscritti e successivamente a quello di estrema destra dell’Europa delle Nazioni Sovrane (ESN), fondato dal partito tedesco Alternative für Deutschland.
Il progetto ha trovato rapidamente adesioni: il 31 marzo 2026 il movimento Indipendenza! di Gianni Alemanno è confluito in Futuro Nazionale, mentre a maggio e giugno sono arrivati alcuni transfughi dalla Lega, tra cui la deputata Laura Ravetto e altri parlamentari. Secondo quanto riportato dal sito ufficiale del movimento, oggi Futuro Nazionale conterebbe oltre 70.000 aderenti e più di 200 comitati territoriali, con l’obiettivo dichiarato di presentarsi alle elezioni politiche del 2027.
Un partito “a immagine e somiglianza” del leader
Il 13 e 14 giugno 2026 si è svolta a Roma l’assemblea costituente del movimento. In vista dell’appuntamento, diverse testate — tra cui Sky TG24 e L’Unità — hanno analizzato il regolamento interno presentato da Vannacci, evidenziando una struttura fortemente accentrata sulla figura del leader: gli organi di garanzia sono nominati dall’alto, i delegati vengono scelti dal vertice e la maggioranza dei componenti del Comitato esecutivo deve la propria presenza alla volontà del presidente nazionale.
Nel dettaglio, l’articolo 9 dello statuto prevede che, su trenta membri complessivi dell’esecutivo nazionale, alcuni entrino di diritto (soci fondatori e responsabili di settore), sette siano eletti dall’assemblea costituente “su proposta del Presidente Nazionale” e i restanti quindici vengano nominati direttamente dal presidente entro la fine del 2026. Una configurazione che alcuni commentatori — penso in particolare all’analisi pubblicata da L’Unità — hanno descritto come quella di un “sovrano assoluto” all’interno del proprio movimento, sottolineando la distanza da modelli partitici più orizzontali o competitivi al loro interno.
Va detto, per onestà di quadro, che accentramento della leadership e statuti “verticali” non sono una peculiarità di Futuro Nazionale: diverse forze politiche italiane, di orientamento sia di destra sia di sinistra, hanno adottato negli ultimi decenni strutture centrate sul fondatore o sul leader in carica. Il punto di attenzione, semmai, è il grado di concentrazione del potere di nomina in capo a un’unica figura, elemento su cui si sono concentrate le critiche più circostanziate.
L’inchiesta della Procura militare di Roma: cosa sappiamo davvero
La notizia più recente, diffusa il 3 settembre 2026, riguarda l’apertura di un fascicolo da parte della Procura militare di Roma. È importante ricostruire con precisione i fatti, perché in questa fase i toni di alcuni titoli rischiano di anticipare conclusioni che gli stessi atti non contengono ancora.
Cosa è successo. Il procuratore militare Marco De Paolis ha disposto “accertamenti preliminari” — non un’inchiesta penale in senso proprio, ma una fase esplorativa che precede l’eventuale apertura di un procedimento — a seguito di un esposto presentato dal Sindacato dei Militari, guidato da Luca Comellini. L’esposto riguarda la presenza di appartenenti alle Forze Armate in servizio all’interno della struttura organizzativa di Futuro Nazionale. Secondo quanto riportato da ANSA, il provvedimento cita espressamente Vannacci in qualità di presidente del partito, il coordinatore nazionale Massimiliano Simoni e il responsabile del programma Lorenzo Gasperini.
Il contesto. Si tratta della seconda denuncia presentata dal Sindacato dei Militari: la prima, depositata il 28 agosto, era stata indirizzata alla Procura ordinaria di Roma e — secondo la ricostruzione di Repubblica — chiedeva ai magistrati di valutare ipotesi legate alla presunta “ricostituzione del partito fascista”, una fattispecie prevista dalla XII disposizione transitoria della Costituzione e dalla legge Scelba. È bene chiarire che questa qualificazione giuridica compare nell’esposto dei denuncianti, non in un accertamento di merito dell’autorità giudiziaria: nessuna delle fonti consultate riporta, al momento, l’apertura di un procedimento penale su questo specifico reato, né tantomeno una qualsiasi valutazione di colpevolezza.
L’oggetto specifico dell’accertamento militare. La nota della Procura militare, come riportato da più agenzie, parla di “verifiche per accertare l’eventuale sussistenza di fatti rilevanti per la giurisdizione militare e riguardanti personale soggetto a tale competenza”. In altre parole, l’ambito di competenza della magistratura militare non riguarda il partito in quanto tale, né le posizioni politiche espresse nel programma, ma la posizione di militari in servizio che avrebbero aderito o partecipato all’organizzazione di un soggetto politico — una condotta che, per il personale delle Forze Armate, incontra limiti stabiliti dall’ordinamento militare in tema di neutralità e non ingerenza nell’attività politica.
Cosa non sappiamo ancora. Non ci sono, allo stato, indicazioni pubbliche su quanti militari in servizio siano coinvolti, su quali ruoli ricoprano nel partito, né su tempistiche e possibili esiti degli accertamenti. Le fonti citano anche “notizie provenienti da autorevoli media internazionali” come elemento che ha contribuito alla decisione della Procura, senza tuttavia specificare quali. È dunque prematuro parlare di “indagine su Vannacci” nel senso di un procedimento a suo carico personale: al momento risulta una fase di verifica preliminare, aperta anche nei confronti di altri esponenti del partito, il cui sviluppo — archiviazione, ulteriori approfondimenti o trasmissione ad altra autorità giudiziaria — resta del tutto aperto.
Questo caso si aggiunge, cronologicamente, ad altri precedenti nella storia pubblica di Vannacci: già nel 2023, dopo la pubblicazione del suo libro “Il mondo al contrario”, l’allora generale era stato sospeso in via cautelare dall’Esercito, con un procedimento interno che aveva sollevato la questione — allora come oggi — del rapporto tra il ruolo militare e l’attività pubblica e politica.
Il programma economico: la “cassetta degli attrezzi” di Futuro Nazionale
L’11 agosto 2026 Vannacci ha pubblicato la prima parte della “Base Ideologica e Programmatica di Futuro Nazionale per l’Italia del futuro (2027-2037)” (BIP), un documento pensato — nelle parole del suo autore — come orizzonte valoriale di dieci anni e due legislature, non come un semplice elenco di promesse elettorali. Il 24 agosto è stata pubblicata la seconda parte, dedicata soprattutto ai temi etici e sociali (aborto, unioni civili, contenuti audiovisivi), mentre una terza parte è annunciata per le settimane successive.
Il programma, sintetizzato dal partito nell’acronimo “VITALE”, individua quattro pilastri principali per la parte economica: fiscalità, lavoro, energia e politica industriale.
Fisco e lavoro
Il punto di partenza è la riduzione della pressione fiscale, in particolare del cuneo fiscale, insieme a una semplificazione del sistema tributario e — sulla carta — un contrasto più mirato a evasione e frodi. Tra le misure più discusse:
- una aliquota forfettaria unica per le piccole e medie imprese, sul modello del regime forfettario già in vigore per le partite IVA, giustificata da Vannacci con il peso delle PMI (“il 96% dell’economia nazionale”, una cifra che diverse testate, tra cui Kulturjam, hanno segnalato come priva di una fonte statistica solida e verificabile);
- il quoziente familiare, con una riduzione dell’IRPEF proporzionale al numero di figli;
- il cosiddetto “mutuo tricolore”, un mutuo garantito dallo Stato con tassi variabili in base al numero di figli della famiglia richiedente;
- detrazioni per l’attività sportiva dei minori, senza vincoli di reddito;
- sgravi per l’assunzione di manodopera italiana in settori a forte impiego di lavoratori extracomunitari, da finanziare — secondo quanto scritto nel documento — con le risorse “risparmiate” attraverso politiche di “remigrazione di lungo termine”, ovvero riducendo i costi sociali, carcerari e di accoglienza legati all’immigrazione.
Energia
Sul fronte energetico, il programma propone l’uscita dal Green Deal europeo, l’abolizione della carbon tax e lo stop agli incentivi in bolletta per le rinnovabili, a favore di un mix che punta su nucleare di nuova generazione, maggiore capacità idroelettrica (con la costruzione di nuove dighe) e incentivi alle biomasse. Vannacci ha inoltre riaperto esplicitamente alla possibilità di acquistare gas ed energia dalla Russia, sostenendo il principio di comprare “da chi vende al miglior prezzo”: una posizione che si inserisce nel più ampio approccio critico del partito verso la prosecuzione del sostegno economico e militare all’Ucraina.
Politica industriale e rapporto con l’euro
Il documento propone un uso esteso del Golden Power per proteggere gli asset industriali ritenuti strategici, misure protezionistiche e di preferenza per le imprese nazionali, restrizioni agli investimenti esteri in settori sensibili e l’istituzione di un fondo sovrano pubblico. Compare anche l’ipotesi di una moneta fiscale parallela, strumento più volte discusso in ambito sovranista come leva per aggirare i vincoli di bilancio europei senza uscire formalmente dall’euro.
Sulla moneta unica, il programma non prende una posizione netta e anzi lo dichiara esplicitamente: l’Italia “deve essere capace tanto di permanere nell’area euro ridefinendone i perimetri di politica monetaria quanto di opzionare l’uscita, secondo le condizioni”. Il testo riconosce alcuni benefici dell’adesione all’euro — come la protezione da attacchi speculativi sulla lira, richiamando il precedente della crisi valutaria del 1992 — ma li giudica insufficienti a compensare la perdita di sovranità monetaria e la presunta perdita di competitività delle esportazioni italiane.
Le critiche: promesse cumulabili, coperture assenti
È qui che il giudizio delle testate economiche e dei fact-checker si fa più severo, e vale la pena riportarlo con la stessa attenzione riservata al programma. Diverse analisi — da Policy Maker a Linkiesta, da Pagella Politica a Il Sole 24 Ore — convergono su un punto: il programma di Futuro Nazionale accumula misure di segno opposto (meno tasse e più spesa pubblica, meno vincoli di bilancio e maggiore intervento statale nell’economia, riduzione del prelievo e nuovi bonus e detrazioni) senza fornire una quantificazione dei costi né indicare le coperture finanziarie.
Come ha sintetizzato Policy Maker, il programma “vuole contemporaneamente meno tasse, meno burocrazia, sostegno alle famiglie, incentivi al lavoro italiano, protezione delle imprese, maggiore spesa o investimento in sicurezza, nuove politiche energetiche e una politica demografica di lungo periodo”, ma manca ancora “quella che un ministero dell’Economia chiederebbe subito: quanto costa ogni misura, quali sono le coperture e quali priorità vengono sacrificate per finanziarla”. Un’osservazione tecnica, non ideologica: qualunque programma elettorale — di qualunque colore politico — che promette simultaneamente tagli fiscali e nuova spesa pubblica senza un quadro di finanza pubblica coerente si espone alla stessa obiezione.
Va comunque segnalato, per correttezza, che la parte economica del documento è ancora presentata dallo stesso Futuro Nazionale come non definitiva: sul sito del partito si legge che il testo “sarà ulteriormente sviluppato” nei prossimi mesi attraverso il lavoro di direzioni e dipartimenti interni, e che il programma nel suo complesso è pensato per un orizzonte decennale, con contenuti destinati ad aggiornarsi nel tempo. È quindi possibile che una quantificazione più dettagliata arrivi in una fase successiva, prima delle elezioni del 2027.
Il posizionamento nel centrodestra
Un ultimo elemento di contesto riguarda la collocazione di Futuro Nazionale rispetto alla coalizione di governo. Il 12 agosto 2026 Giorgia Meloni, in un’intervista al settimanale Chi, ha definito Vannacci “un’operazione costruita per favorire la sinistra”, rivendicando invece il lavoro del governo su tasse, occupazione e potere d’acquisto. All’interno dello stesso Futuro Nazionale la reazione non è stata unanime: Vannacci ha rilanciato lo scontro, leggendo le parole della premier come un segnale di preoccupazione per la crescita del movimento; il deputato Rossano Sasso ha invece invitato Meloni a un dialogo diretto, sostenendo che una spaccatura del campo di centrodestra avvantaggerebbe le opposizioni.
Secondo le rilevazioni demoscopiche circolate in vista dell’assemblea costituente di giugno, il partito si attesterebbe intorno al 5-6% dei consensi — un dato comunque da leggere con cautela, trattandosi di un soggetto politico ancora giovane e privo di un test elettorale reale, che potrebbe sia consolidarsi sia ridimensionarsi significativamente una volta arrivato al voto.
In sintesi
Futuro Nazionale è oggi un partito che si trova, nello stesso momento, a definire il proprio programma di governo e a fare i conti con un fascicolo aperto dalla giustizia militare — un fascicolo che, allo stato attuale, riguarda accertamenti preliminari sulla posizione di militari in servizio aderenti al movimento, non un’incriminazione del partito o del suo fondatore. Sul piano economico, il programma presenta una direzione di marcia riconoscibile — meno tasse, più tutele per famiglie e PMI, scetticismo verso i vincoli europei — ma finora priva della quantificazione dei costi che permetterebbe di valutarne la reale sostenibilità. Nei prossimi mesi, tra la pubblicazione della terza parte del programma, gli sviluppi dell’inchiesta della Procura militare e la definizione della posizione del partito rispetto alla coalizione di centrodestra in vista del 2027, si capirà se Futuro Nazionale resterà un fenomeno di opinione o riuscirà a tradursi in una forza politica strutturata.
Fonti principali: ANSA, Adnkronos/Sky TG24, la Repubblica (tramite Infosannio), L’Unità, Wikipedia (voce “Roberto Vannacci”), Policy Maker, Il Sole 24 Ore, Pagella Politica, Linkiesta, Kulturjam, sito ufficiale robertovannacci.com. Articolo aggiornato al 3 settembre 2026: trattandosi di una vicenda giudiziaria e politica in evoluzione, alcuni elementi — in particolare gli sviluppi dell’inchiesta della Procura militare — potrebbero cambiare nei prossimi giorni.

