L’idrogeno verde è stato presentato per anni come il “petrolio pulito” del futuro: abbondante, senza emissioni, buono per tutto. Oggi, tra cancellazioni di progetti e target europei che scivolano in avanti, è il momento di separare ciò che l’idrogeno verde può davvero fare da ciò che resta una promessa di marketing.

In 30 secondi

  • L’idrogeno verde è utile, ma solo dove l’elettrificazione diretta non arriva (acciaio, fertilizzanti, raffinazione, alcune chimiche).
  • Costa ancora molto più di quello fossile e il suo rendimento energetico è basso.
  • Molti progetti europei sono stati rinviati o cancellati.
  • Per il Sud Italia è un’opportunità industriale reale, ma non una scorciatoia.

Cos’è l’idrogeno verde e perché non tutti gli idrogeni sono uguali

I “colori” dell’idrogeno: grigio, blu, verde

L’idrogeno è una molecola, non una fonte di energia: bisogna produrlo, e il “colore” indica come.

  • Grigio: da gas naturale, con emissioni di CO₂. È ancora la quota dominante.
  • Blu: come il grigio, ma con cattura e stoccaggio della CO₂.
  • Verde: da elettrolisi dell’acqua con elettricità rinnovabile.

La distinzione è decisiva: un idrogeno prodotto con elettricità da rete a forte componente fossile non è “verde” solo perché esce da un elettrolizzatore.

Come si produce l’idrogeno verde: l’elettrolisi

L’elettrolizzatore scinde l’acqua in idrogeno e ossigeno usando corrente elettrica. Il costo finale dipende da tre variabili: prezzo dell’elettricità rinnovabile, costo degli impianti e ore di funzionamento annue, come indica anche l’analisi di IRENA riportata da QualEnergia. Il costo dell’idrogeno verde è determinato dal prezzo dell’elettricità rinnovabile, dall’investimento per gli elettrolizzatori e dalle ore di funzionamento.

Un impianto che funziona poche ore l’anno perché alimentato solo dal sole costa quindi di più per kg, ma uno che funziona molte ore con rete “sporca” perde la qualifica di verde. È il nodo tecnico centrale.


🚀 Le promesse dell’idrogeno verde

1. Decarbonizzare l’industria pesante

Acciaio, ammoniaca, raffinazione e alcune produzioni chimiche usano già idrogeno, quasi tutto di origine fossile. Sostituirlo con idrogeno verde è la promessa più solida: qui non esistono molte alternative.

2. Accumulo e flessibilità per le rinnovabili

Quando solare ed eolico producono più di quanto la rete assorba, l’elettricità in eccesso può diventare idrogeno. Sulla carta è un modo di accumulare energia su scala stagionale. Nella pratica, come vedremo, l’efficienza è il tallone d’Achille.

3. Un’opportunità industriale europea e italiana

Esiste anche un tema di filiera: costruire gli elettrolizzatori in casa. Il PNRR aveva previsto un investimento da 450 milioni per una filiera italiana di elettrolizzatori da almeno 1 GW annuo entro giugno 2026. E a Cernusco sul Naviglio è prevista una gigafactory che raggiungerà a regime i 2 GW entro il 2030.


I limiti reali dell’idrogeno verde

Il costo: ancora lontano dalla parità

Qui le fonti divergono, ed è bene dirlo. Secondo una sintesi di due studi riportata da Rinnovabili, il verde costa tra 4,5 e 6,5 €/kg contro 2,5-4 €/kg del blu. Per l’Italia, una stima del 2024 con impianti solari al Sud indicava tra 6 e 8,7 €/kg, a seconda della taglia dell’elettrolizzatore.

Le previsioni ottimistiche (IRENA, McKinsey/Hydrogen Council) parlano di parità con il blu o il grigio entro il 2030 o poco oltre, ma nel caso migliore e con condizioni favorevoli: nel report IRENA, per esempio, serve elettricità rinnovabile a circa 20 dollari/MWh e grandi impianti competitivi.

L’efficienza: l’energia che si perde per strada

Ordine di grandezza, da verificare con le fonti tecniche: l’elettrolisi ha un rendimento nell’ordine del 60-75%, e se poi l’idrogeno viene riconvertito in elettricità, a fine ciclo resta circa un terzo dell’energia di partenza. Una batteria, nello stesso confronto, perde molto meno.

Regola pratica: dove si può usare direttamente l’elettricità (auto, riscaldamento con pompe di calore, trasporto leggero), l’idrogeno è quasi sempre la scelta peggiore.

I progetti cancellati e i target che slittano

Il quadro 2024-2025 è stato duro:

  • Secondo lo studio riportato da Rinnovabili, solo il 17% dei progetti UE (12 GW su 70 GW pianificati) potrebbe essere completato entro il 2030, e 23 progetti per 29,2 GW erano già cancellati o sospesi a fine 2024.
  • Secondo il riepilogo Reuters, ArcelorMittal ha accantonato un piano da 2,5 miliardi per convertire due impianti tedeschi, nonostante 1,3 miliardi di sussidi offerti.
  • Sempre secondo Reuters, Iberdrola ha portato il target 2030 a circa 120.000 tonnellate annue, contro le 350.000 previste, e Repsol ha tagliato il proprio fino al 63%.
  • Nei trasporti, Airbus ha sospeso il programma ZEROe e Alstom la produzione di treni a celle a combustibile.

Un target europeo difficile da raggiungere

La strategia UE puntava a 40 GW di elettrolizzatori entro il 2030. Secondo un’analisi ACER citata da Renewable Matter, il costo resta circa quattro volte quello delle tecnologie fossili e i 40 GW restano un obiettivo irrealistico. Anche l’obbligo di una quota rinnovabile nell’idrogeno industriale (42% al 2030, dalla direttiva RED III) risulta recepito, a quanto riportato, solo da pochi Paesi.

Infrastrutture, trasporto e domanda

L’idrogeno è leggero e difficile da trasportare e stoccare: serve compressione, liquefazione o conversione in derivati (ammoniaca, metanolo). Mancano reti, rigassificatori dedicati e, soprattutto, clienti disposti a pagare un sovrapprezzo. Senza domanda certa nessuno investe; senza investimenti la domanda non nasce.

Un limite spesso trascurato: acqua e territorio

Ci vogliono circa 9 litri d’acqua per kg di idrogeno (ordine di grandezza): non è un numero enorme su scala globale, ma nelle aree siccitose conta. Poi servono molti impianti rinnovabili dedicati, quindi suolo e permessi.


Dove l’idrogeno verde ha senso (e dove no)

SettoreIdrogeno verdeAlternativa principale
Fertilizzanti e ammoniaca✅ Molto sensatoPochissime
Acciaio primario✅ SensatoPochissime (con costi alti)
Raffinazione e chimica✅ SensatoPoche
Trasporto marittimo e aereo (derivati)🟡 Possibile, ma costosoBiocarburanti
Camion a lungo raggio🟡 IncertoBatterie, elettrificazione
Auto e furgoni❌ Poco sensatoBatterie
Riscaldamento domestico❌ Poco sensatoPompe di calore

🇮🇹 Idrogeno verde in Italia e nel Mezzogiorno

Il Sud ha sole e vento in abbondanza, quindi in teoria i costi dell’elettricità rinnovabile sono tra i più bassi d’Europa. Ma tre ostacoli restano:

  1. Domanda locale limitata: poca industria pesante vicino ai siti di produzione.
  2. Infrastrutture di trasporto ancora da costruire.
  3. Capacità amministrativa per gestire autorizzazioni e finanziamenti, un tema già noto per i fondi europei.

Per la Basilicata la domanda da farsi non è “idrogeno sì o no”, ma “per chi lo produciamo, chi lo compra e quanto valore resta sul territorio?”. Senza una risposta concreta, il rischio è produrre una commodity il cui valore si crea altrove.


Come leggere i numeri sull’idrogeno verde: i limiti dei dati

  • Le date contano: gli studi con previsioni al 2030 sono spesso del 2020-2021, prima di inflazione, tassi alti e rincari delle filiere.
  • Capacità annunciata ≠ capacità installata ≠ produzione reale.
  • Costi “al kg”: dipendono da ipotesi su ore di funzionamento, prezzo dell’elettricità e tassi di sconto, spesso non confrontabili tra studi.
  • Le fonti hanno interessi: produttori di elettrolizzatori e società di consulenza tendono a numeri ottimistici, mentre agenzie di regolazione e analisti indipendenti sono in genere più prudenti.

Conclusioni: idrogeno verde, né miracolo né bufala

L’idrogeno verde non è la soluzione universale promessa dalla prima ondata di entusiasmo, ma non è nemmeno un fallimento. È uno strumento specifico per settori specifici, e i prossimi anni diranno se i costi scenderanno abbastanza e se la domanda industriale arriverà.

Il criterio più onesto: guardare a progetti con un cliente industriale reale, contratti di acquisto e rinnovabili dedicate. Diffidare di annunci di capacità senza clienti.


❓ Domande frequenti sull’idrogeno verde

Cos’è l’idrogeno verde?
L’idrogeno prodotto per elettrolisi dell’acqua con elettricità da fonti rinnovabili, senza emissioni dirette di CO₂.

Quanto costa l’idrogeno verde?
Dipende da luogo, tecnologia e ore di funzionamento: le stime recenti oscillano da circa 4,5 a oltre 8 €/kg in Europa, contro valori inferiori per l’idrogeno fossile.

Perché l’idrogeno verde è più caro di quello grigio?
Per il costo dell’elettricità rinnovabile, degli elettrolizzatori e per l’assenza di economie di scala; quello grigio non paga (ancora pienamente) le emissioni.

L’idrogeno verde è una buona soluzione per le auto?
Quasi mai: per i veicoli leggeri l’elettrificazione diretta ha rendimenti molto superiori.

L’idrogeno verde sarà competitivo entro il 2030?
Alcuni studi dicono di sì in condizioni ottimali; altri considerano gli obiettivi UE al 2030 difficili da raggiungere. La risposta onesta è: dipende da regioni, settori e politiche.


📚 Fonti consultate

  • QualEnergia: analisi IRENA sulla competitività dell’idrogeno verde
  • Rinnovabili.it: sintesi di due studi sugli obiettivi UE al 2030
  • Reuters (tramite Gas Processing News): elenco dei progetti cancellati o ridimensionati, luglio 2025
  • Renewable Matter: rassegna sul 2025 e rapporto ACER
  • Avvenire: costi di produzione in Italia, gigafactory De Nora
  • QualEnergia: decreto PNRR sugli elettrolizzatori