L’autonomia differenziata è uno dei temi che dividono di più il dibattito pubblico italiano, e per il Mezzogiorno la posta in gioco è alta. Ma è anche uno dei temi più raccontati con certezze che i fatti non sempre autorizzano: da una parte chi parla di “spaccatura del Paese”, dall’altra chi la presenta come semplice efficienza amministrativa. Qui proviamo a ricostruire cosa è già successo, cosa potrebbe succedere e cosa nessuno può ancora dire con certezza.

In breve

  • L’autonomia differenziata non è ancora operativa: al 29 settembre 2026 non risultano approvate le leggi statali che rendono definitive le intese.
  • Le trattative riguardano oggi quattro Regioni del Nord (Lombardia, Veneto, Piemonte, Liguria) e funzioni più circoscritte rispetto al passato.
  • Gli effetti sul Sud sono per ora rischi e ipotesi discusse da economisti, enti locali e Regioni, non effetti già misurabili.
  • Il nodo decisivo si chiama LEP: i livelli essenziali delle prestazioni, ancora da completare e da finanziare.

Autonomia differenziata: cos’è e come funziona

Un principio che esiste dal 2001

L’autonomia differenziata, o regionalismo differenziato, è prevista dalla Costituzione dal 2001 e consente alle Regioni a statuto ordinario di chiedere ulteriori forme di autonomia nelle materie indicate dall’articolo 116, terzo comma. Non riguarda le Regioni a statuto speciale, che hanno statuti propri.

La legge Calderoli (n. 86/2024)

La legge del 26 giugno 2024 non trasferisce direttamente nessuna competenza: disegna il percorso con cui Stato e singola Regione negoziano un’intesa, che poi deve essere approvata dal Parlamento a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera.

Né federalismo né secessione

Secondo la ricostruzione di UniD Professional, l’Italia resta una Repubblica unitaria e l’autonomia deve conciliarsi con unità, uguaglianza, solidarietà e perequazione. Questo è un punto fermo, spesso offuscato dalla polemica. Ma resta aperta la questione di come queste garanzie si traducano in risorse reali, ed è lì che si gioca il futuro del Sud.


Autonomia differenziata: a che punto siamo nel 2026

DataPassaggio
2001Riforma del Titolo V: nasce l’art. 116, c. 3
2017-2018Referendum in Lombardia e Veneto; accordi preliminari con Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna
26 giugno 2024Approvata la legge n. 86/2024
3 dicembre 2024Sentenza n. 192/2024 della Corte costituzionale
7 febbraio 2025Il referendum abrogativo è dichiarato inammissibile (sent. n. 10/2025)
18 febbraio 2026Il Governo approva otto schemi di intesa preliminare
Luglio 2026Senato e Camera approvano atti di indirizzo
29 settembre 2026Nessuna legge definitiva di approvazione delle intese

Fonte della cronologia: UniD Professional, 2 ottobre 2026.

La sentenza 192/2024: la Corte non ha bocciato l’istituto, ma lo ha stretto

La Corte costituzionale non ha cancellato l’autonomia differenziata né annullato l’intera legge, ma ha dichiarato illegittime alcune disposizioni e imposto di trasferire specifiche funzioni, motivate caso per caso, non intere materie, senza compromettere l’unità giuridica ed economica della Repubblica. Anche la delega al Governo sui LEP non può più essere “in bianco”.

Le pre-intese del 2026

Gli schemi riguardano, per ciascuna delle quattro Regioni, due blocchi: protezione civile, professioni e previdenza complementare, e poi salute e coordinamento della finanza pubblica. Il Governo li considera in gran parte funzioni non subordinate a nuovi LEP, mentre in sanità valgono già i LEA.

Cosa non è ancora successo

Il Parlamento ha dato indirizzi, non via libera definitivi. Servono intese finali, disegni di legge e approvazione a maggioranza assoluta. Sul piano politico, la partita resta aperta: secondo l’ANSA, il ministro Calderoli ha parlato di circa un altro anno di lavoro e la Lega chiede di concludere l’iter prima di ipotizzare elezioni anticipate.


I LEP: il vero nodo per il Mezzogiorno

Cosa sono i LEP e perché contano

I Livelli Essenziali delle Prestazioni indicano le prestazioni legate ai diritti civili e sociali che devono essere garantite in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Senza LEP definiti e finanziati, il rischio per il Sud è che le differenze di servizi oggi esistenti diventino strutturali.

Il disegno di legge di delega sui LEP (A.S. 1623) risulta ancora all’esame del Senato, quindi il quadro complessivo non è completo.

LEP e LEA: una scorciatoia contestata

In sanità esistono già i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza). Secondo l’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica, una disposizione della legge di bilancio 2026 equipara i LEA ai LEP, rendendo possibile procedere sulla salute. Questa equiparazione è contestata: Campania e Puglia la criticano e sostengono che senza LEP e perequazione si rompa l’unità del Paese.

La questione è tecnica ma decisiva: se i LEA sono un pavimento già adeguato, la sanità può essere devoluta con più sicurezza; se invece sono un pavimento che oggi non garantisce in pratica lo stesso diritto al Sud, devolvere funzioni può rendere i divari più difficili da colmare. Su questo punto le parti non concordano.


Autonomia differenziata e Sud: i rischi indicati dai critici

Attenzione alle date: molte analisi critiche (Svimez 2023-2024) riguardano il disegno originario, prima della sentenza della Corte. Valgono come indicazione dei rischi, non come descrizione delle intese attuali.

1. Spesa storica e “congelamento” dei divari

Secondo Svimez, in un’intervista al suo direttore generale Luca Bianchi, il rischio per le Regioni del Mezzogiorno è il “congelamento” dei divari di spesa pro capite già esistenti, che si superano solo con un riequilibrio graduale e con risorse aggiuntive. Nel rapporto 2023 Svimez criticava anche l’ipotesi di definire i LEP entro 12 mesi ma a invarianza di spesa.

2. Sanità e mobilità dei pazienti

Nel rapporto “Un Paese, due cure”, Svimez e Save the Children sostenevano che la spesa sanitaria è più bassa nel Mezzogiorno e che molti pazienti sono già costretti a spostarsi, soprattutto per le patologie gravi, e l’autonomia differenziata amplierebbe questi divari. Un dato citato: un terzo dei bambini e degli adolescenti del Sud si sposta per cure legate a disturbi mentali, neurologici o della nutrizione e del metabolismo.

La preoccupazione dei critici è che le Regioni con più risorse potrebbero finanziare maggiori capacità di spesa tramite compartecipazioni ed eventuale extra-gettito da maggiore crescita economica.

3. Frammentazione e capacità amministrativa

Bianchi (Svimez) sostiene che il rischio sia per l’intero Paese e non solo per il Sud, per effetto di una frammentazione delle politiche pubbliche. Per le Regioni meridionali, spesso con minore capacità amministrativa, gestire funzioni aggiuntive potrebbe essere più difficile, ma qui si è nel campo della valutazione, non del dato.

4. La “corsa competitiva” tra Regioni

Nelle osservazioni della Puglia, riportate da Quotidiano Sanità, il timore è che se le intese del Nord diventassero un modello, si svilupperebbe una corsa competitiva a chiedere leve simili, con effetti cumulativi sulla coesione.

5. Il fronte degli enti locali

Il 2 ottobre 2026 ALI (Autonomie Locali Italiane) ha promosso un appello dei sindaci per sospendere le pre-intese, garantire prima il pieno finanziamento dei LEP e riportare i Comuni al centro del confronto.


Le ragioni dei sostenitori

Una trattazione onesta deve riportare anche gli argomenti favorevoli:

  • Prossimità: decisioni prese più vicino ai territori, con maggiore conoscenza dei bisogni locali.
  • Responsabilizzazione: chi gestisce una funzione ne risponde ai propri elettori.
  • Sperimentazione: modelli diversi possono funzionare meglio, e quelli virtuosi possono essere imitati.
  • Cornice costituzionale: l’istituto esiste dal 2001, e la Corte ha ritenuto compatibile con la Costituzione il meccanismo, pur imponendo limiti.
  • Garanzie previste: perequazione, poteri sostitutivi dello Stato e verifica parlamentare, secondo i sostenitori, tutelerebbero le Regioni più deboli.
  • Il Sud potrebbe chiedere funzioni anch’esso, se ritenesse di gestirle meglio.

Per UniD Professional, ad esempio, l’autonomia differenziata non determina automaticamente un aumento del divario: dipenderà da come competenze, risorse e perequazione saranno progettate. È una lettura condivisa da chi la difende, ed è anche il punto su cui i critici chiedono garanzie precise prima di procedere.


Effetti sul Sud: cosa è dimostrato e cosa no

AffermazioneStato
Le funzioni non sono ancora state trasferite✅ Documentato (al 29/9/2026)
La Corte ha imposto limiti stringenti (funzioni specifiche, LEP, Parlamento)✅ Documentato
I divari Nord-Sud nei servizi, in particolare in sanità, esistono già✅ Ampiamente documentato (Svimez e altri)
I LEP non sono ancora completi e finanziati✅ Documentato (ddl ancora in Senato)
L’autonomia amplierà i divari🟡 Ipotesi dei critici, dipende dall’attuazione
L’autonomia migliorerà l’efficienza regionale🟡 Ipotesi dei sostenitori, dipende dall’attuazione
Effetti già misurabili su servizi e spesa nel Sud❌ Non ancora, perché nulla è operativo

E la Basilicata?

La Basilicata non è tra le quattro Regioni che stanno negoziando, ma può essere toccata indirettamente. I canali da osservare sono tre:

  1. Sanità: come si finanziano funzioni e perequazione, e cosa succede alla mobilità sanitaria passiva.
  2. Risorse e compartecipazioni: quanto “pesano” le intese del Nord sulla finanza pubblica complessiva.
  3. Capacità amministrativa: una Regione piccola, per quanto autonoma, ha margini diversi di gestione di funzioni complesse.

Da verificare con dati aggiornati prima di scrivere in dettaglio: mobilità passiva sanitaria regionale (Agenas), esito delle verifiche LEA (ministero della Salute/Gimbe), trasferimenti perequativi (Corte dei conti, Svimez). In questo articolo non attribuisco cifre specifiche alla Basilicata perché non le ho verificate sulle fonti primarie.


Come leggere le notizie sull’autonomia differenziata: limiti dei dati

  • Schema ≠ intesa ≠ legge: lo schema preliminare è un atto negoziale, non un trasferimento di competenze.
  • Materie ≠ funzioni: dopo la sentenza 192/2024 non si parla più di “23 materie in blocco”.
  • Previsioni di spesa: molte stime sui costi per il Sud dipendono da ipotesi (compartecipazioni, crescita, fabbisogni standard) non ancora definite.
  • Chi parla: Svimez, Regioni del Sud e sindaci tendono a sottolineare i rischi; governo e Regioni richiedenti sottolineano garanzie ed efficienza. Entrambe le parti hanno interessi e la lettura migliore è incrociare le fonti.
  • Rischio per l’intero Paese: anche tra i critici c’è chi, come Svimez, sostiene che la frammentazione tocchi anche il Nord.

Conclusioni: autonomia differenziata, una partita ancora aperta

Oggi non esistono effetti dell’autonomia differenziata sul Sud perché non è ancora operativa: esistono rischi, ipotesi e garanzie ancora da scrivere. Quello che si può dire è che il giudizio finale dipenderà da tre cose concrete:

  1. se i LEP saranno definiti, finanziati e verificabili;
  2. se la perequazione funzionerà davvero e non solo sulla carta;
  3. se le funzioni trasferite saranno motivate una per una, come impone la Corte.

Il criterio più onesto per i lettori del Sud: diffidare sia di chi annuncia già la catastrofe sia di chi liquida i rischi come propaganda, e seguire gli atti concreti (intese definitive, leggi di approvazione, LEP finanziati).


❓ Domande frequenti sull’autonomia differenziata

L’autonomia differenziata è già in vigore?
Il principio è in Costituzione dal 2001 e la legge 86/2024 è vigente, ma le funzioni discusse nelle intese del 2026 non sono ancora state trasferite.

Quali Regioni sono coinvolte nel 2026?
Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria.

Cosa sono i LEP?
I livelli essenziali delle prestazioni relative ai diritti civili e sociali, da garantire in modo uniforme in tutto il Paese.

L’autonomia differenziata danneggerà il Sud?
Dipende da come sarà attuata. I critici indicano rischi su spesa, sanità e coesione; i sostenitori indicano garanzie di perequazione e maggiore efficienza. Al momento non ci sono effetti misurabili.

Cosa ha deciso la Corte costituzionale?
Con la sentenza 192/2024 ha ritenuto compatibile l’istituto ma ha dichiarato illegittime alcune parti della legge e imposto il trasferimento di funzioni specifiche e motivate, senza ledere unità e solidarietà.

Il referendum abrogativo si farà?
No: la Corte lo ha dichiarato inammissibile con la sentenza 10/2025.


📚 Fonti consultate

  • UniD Professional, “Autonomia differenziata: legge, LEP e stato attuale” (2 ottobre 2026)
  • ANSA, 6 ottobre 2026 (tempi politici dell’iter)
  • ALI Autonomie, appello dei sindaci (2 ottobre 2026)
  • Osservatorio CPI Università Cattolica, “A che punto siamo con l’autonomia differenziata?”
  • Quotidiano Sanità: osservazioni di Campania e Puglia sulle intese
  • Svimez, Rapporto 2023 (sintesi) e rapporto “Un Paese, due cure” (con Save the Children, 2024)
  • La Notizia (intervista a Luca Bianchi, Svimez)
  • lavoce.info, analisi sulle intese preliminari