Poche regioni italiane raccontano, come la Basilicata, la distanza tra ricchezza estratta dal sottosuolo e sviluppo mancato in superficie. Negli ultimi dieci anni la Basilicata ha attraversato uno scandalo giudiziario che ha travolto la sua classe dirigente, un cambio di colore politico dopo un quarto di secolo di governo unico, un’economia trainata da petrolio e aerospazio ma frenata da uno spopolamento record in Italia. Questo articolo prova a fare un bilancio onesto — fatti, numeri, opinioni a confronto — di un decennio complicato per la Basilicata, e a indicare le prospettive economiche più concrete per chi ci vive, ci lavora o vuole investirci.
La Basilicata oggi: una fotografia essenziale
Con poco più di 550.000 abitanti, la Basilicata è tra le regioni più piccole e meno popolate d’Italia, ma paradossalmente ospita nel proprio sottosuolo il più grande giacimento petrolifero su terraferma dell’Europa continentale (Val d’Agri) e un secondo importante polo estrattivo (Tempa Rossa, nel comune di Corleto Perticara). È anche la regione di Matera, Capitale europea della Cultura nel 2019 e oggi Capitale mediterranea del Dialogo e della Cultura 2026, e ospita uno dei centri aerospaziali più rilevanti del Mediterraneo, il Centro di Geodesia Spaziale dell’ASI a Matera. Su questo territorio piccolo e per certi versi privilegiato in termini di risorse si è consumato, negli ultimi dieci anni, un decennio di luci e ombre che merita di essere raccontato senza sconti a nessuna delle due narrazioni prevalenti — quella trionfalistica delle istituzioni e quella catastrofista di certa opposizione e stampa critica.
Il bilancio economico della Basilicata negli ultimi dieci anni
La crescita del PIL lucano: numeri modesti e ultimi posti in Italia
Tra il 2019 e il 2022 l’economia della Basilicata ha vissuto una fase relativamente positiva, con il PIL regionale cresciuto del 2,9% (a prezzi costanti), un dato che colloca la regione al secondo posto tra quelle meridionali dopo la Puglia, e con un PIL pro capite stabilmente tra i primi posti del Mezzogiorno. Dal 2023 in poi, però, la crescita ha rallentato in modo netto: nel 2025 il PIL della Basilicata è aumentato solo dello 0,6%, trainato da servizi ed espansione (contenuta) delle costruzioni, mentre il valore aggiunto industriale si è contratto. Le previsioni Confcommercio per il 2026 confermano la stessa fotografia: +0,6% contro lo 0,9% nazionale, con i consumi delle famiglie lucane in crescita di appena lo 0,4% (contro l’1,2% italiano). Solo la Calabria condivide con la Basilicata un andamento così debole. Anche guardando alla spesa delle famiglie in prospettiva storica, l’indice lucano resta fermo a 97,1 rispetto ai livelli pre-crisi del 2007 (indice 104), segno di una domanda interna che non si è mai davvero ripresa.
Lavoro e occupazione in Basilicata: un miglioramento reale, ma parziale
Non tutti i dati economici della Basilicata sono negativi. Il tasso di occupazione regionale è salito dal 52,5% del 2021 al 56% del 2024, con industria e costruzioni tra i settori trainanti, e il tasso di disoccupazione è sceso al 7,8% nel periodo 2019-2023, avvicinandosi alla media nazionale. Restano tuttavia due criticità strutturali segnalate da sindacati e organismi tecnici: salari medi più bassi della media italiana e un potere d’acquisto che, replicando la dinamica nazionale (-8,6% delle retribuzioni reali rispetto al 2019), pesa proporzionalmente di più in un contesto già fragile come quello lucano.
Lo spopolamento: l’emergenza più grave della Basilicata
Il dato più allarmante nel bilancio decennale della Basilicata riguarda la demografia. Tra il 2014 e il 2024 la regione ha perso oltre 44.755 residenti, pari a un calo del 7,74%, il tasso di declino demografico più alto d’Italia (-9,0 per mille nell’ultimo anno rilevato), accompagnato dal peggior saldo migratorio interno del Paese (-5,5 per mille): più di cinque lucani su mille ogni anno si trasferiscono in altre regioni. Secondo le proiezioni Svimez, la Basilicata rischia di perdere un ulteriore 22,5% della popolazione entro il 2050, il calo più severo previsto per qualunque regione italiana. Il dato più paradossale, sottolineato dalla stessa Svimez, è che questo spopolamento avviene nonostante PIL e occupazione in crescita: oltre 4.000 laureati lucani hanno lasciato la regione negli ultimi cinque anni, il rapporto più alto del Mezzogiorno rispetto alla popolazione residente. È la prova che, in Basilicata, crescita economica e tenuta demografica hanno smesso di andare di pari passo.
Il bilancio politico della Basilicata negli ultimi dieci anni
L’era Bardi: continuità di potere, discontinuità di colore
Alle regionali del 2019 il centrodestra, con il generale in pensione della Guardia di Finanza Vito Bardi, interrompe per la prima volta in 24 anni il governo del centrosinistra in Basilicata. Bardi viene poi rieletto nel 2024 per un secondo mandato. Il suo programma si è concentrato su infrastrutture, trasparenza amministrativa — anche in risposta ai rilievi della Corte dei Conti sui bilanci non parificati dell’era Pittella — e sulla rinegoziazione delle royalties petrolifere come leva di sviluppo. Cinque anni dopo la fine della vicenda Pittella, la sanità lucana resta però uno dei terreni più critici anche sotto la nuova gestione: liste d’attesa, difficoltà di attrazione di personale medico e infermieristico e tensioni sulla programmazione ospedaliera continuano a essere al centro del dibattito politico regionale, a dimostrazione che il cambio di maggioranza non ha risolto da solo un problema strutturale.
Un bilancio regionale ancora dipendente dalle royalties
Uno dei limiti più segnalati dagli osservatori indipendenti nel bilancio politico della Basilicata riguarda la dipendenza cronica dei conti regionali dal gettito petrolifero. Come ha osservato nel 2024 l’ex assessore regionale Cifarelli, il bilancio della Basilicata resta “eccessivamente legato al gettito delle royalty”, una condizione che limita la capacità di programmazione a lungo termine e lascia scoperti settori come cultura, welfare comunale e terzo settore quando il prezzo del greggio o la produzione estrattiva calano.
Petrolio in Basilicata: la maledizione delle risorse?
Royalties: quanto valgono e come vengono spese
Dal 2008 al 2024 la Basilicata ha ricevuto complessivamente oltre 1,89 miliardi di euro di royalties dall’estrazione petrolifera, secondo i dati UNMIG, con un accordo integrativo Eni-Regione del 2021 che ha portato il totale a oltre 200 milioni l’anno tra royalty di legge e compensazioni aggiuntive (fino a 700 milioni in dieci anni). Il punto più controverso, denunciato da attivisti ambientali e da parte della stampa investigativa, è l’uso di questi fondi: oltre l’80% delle royalties storiche è stato destinato a spesa corrente — sanità, università, trasporto pubblico, bonus — mentre gli investimenti strutturali per lo sviluppo del territorio sono rimasti vicini allo zero. È un tema che attraversa trasversalmente le giunte di entrambi gli schieramenti politici che si sono succedute in Basilicata negli ultimi vent’anni, e non solo l’ultimo decennio.
Ambiente e salute in Val d’Agri e Gorgoglione
Sul fronte ambientale, associazioni come Legambiente Basilicata e Cova Contro denunciano da anni un peggioramento delle condizioni socio-economiche, ambientali e sanitarie nelle aree di estrazione dopo oltre vent’anni di attività, con episodi documentati di sversamenti e contaminazioni nei pressi dei centri olio. Il governo regionale, dal canto suo, rivendica investimenti in monitoraggio ambientale e ha rinnovato nel 2024 la concessione Gorgoglione (Tempa Rossa) per altri cinque anni, sostenendo la compatibilità tra estrazione e tutela del territorio. È uno dei terreni su cui il confronto tra le due letture della Basilicata — motore energetico nazionale da un lato, territorio sacrificato dall’altro — resta più acceso e meno conciliabile.
Opinioni a confronto sulla Basilicata: crescita o declino?
Chi vede una regione in ripresa
Istituzioni regionali e nazionali, in occasioni come il tour Ansa “Italia Innovativa” del maggio 2026, indicano nella Basilicata un potenziale ancora da esprimere pienamente: aerospazio, sanità pubblica di qualità in alcuni presidi, Matera come modello di rigenerazione culturale, turismo in crescita. A supporto di questa lettura ci sono dati oggettivi: l’occupazione è salita, i flussi turistici verso Matera nel 2026 hanno superato gli 890.000 visitatori unici nei primi sette mesi dell’anno, e il finanziamento PNRR per la Basilicata supera 1,8 miliardi di euro, con fondi dedicati anche al recupero dei Sassi e alla mobilità regionale.
Chi denuncia un’occasione mancata
Sul versante opposto, sindacati (Cgil, Cisl, Confsal Basilicata), Svimez e parte della stampa indipendente lucana descrivono un'”occasione mancata”: una regione che, pur avendo ricevuto quasi due miliardi di euro di royalties petrolifere in quindici anni e miliardi di fondi europei, non è riuscita a invertire lo spopolamento né a trattenere i propri laureati. In questa lettura, la Basilicata rischia di diventare un caso da manuale di “maledizione delle risorse” in miniatura: ricchezza estratta dal sottosuolo che non si traduce in sviluppo diffuso, mentre il capitale umano più qualificato continua a emigrare.
Una valutazione d’insieme sul decennio della Basilicata
Guardando ai dati nel loro complesso, il bilancio della Basilicata negli ultimi dieci anni appare più sfaccettato di entrambe le narrazioni contrapposte. Sul piano della governance, il passaggio dalla crisi giudiziaria del 2018 alla stabilità dell’era Bardi ha portato a una gestione dei conti pubblici più ordinata, ma non ha risolto i nodi strutturali ereditati da decenni di governo unico: dipendenza dalle royalties, sanità in affanno, aree interne scoperte. Sul piano economico, i numeri di crescita e occupazione sono migliori di quanto la narrazione più pessimista suggerisca, ma restano sistematicamente sotto la media nazionale e meridionale, e soprattutto non bastano a trattenere popolazione e capitale umano. È forse questo lo scarto più significativo da tenere a mente per chi valuta la Basilicata oggi: la regione cresce, ma cresce troppo poco e troppo lentamente per contrastare un declino demografico che, se non affrontato con decisione nei prossimi anni, rischia di rendere irrilevanti anche i miglioramenti macroeconomici registrati finora.
Prospettive economiche della Basilicata: dove può crescere la regione
Turismo e “effetto Matera”: un modello da estendere
Il settore su cui la Basilicata mostra i segnali più incoraggianti è il turismo. Matera, dopo il 2019 da Capitale europea della Cultura, mantiene un flusso di visitatori solido e nel 2026, da Capitale mediterranea del Dialogo e della Cultura, punta a consolidarsi come destinazione di livello europeo. Operatori del settore, come il Consorzio Turistico di Maratea, indicano nel turismo esperienziale e sostenibile — mare, borghi, parchi, enogastronomia — la leva più concreta di sviluppo diffuso per la Basilicata, a condizione di costruire una strategia regionale unitaria che oggi manca ancora, secondo gli stessi operatori.
Aerospazio e transizione energetica: le nuove filiere
Accanto al turismo, l’aerospazio rappresenta una delle eccellenze meno raccontate della Basilicata: il Centro di Geodesia Spaziale di Matera è un asset strategico nazionale su cui la regione può costruire una filiera di ricerca e osservazione della Terra ad alto valore aggiunto. Parallelamente, la fase di transizione energetica pone alla Basilicata una sfida e un’opportunità: il petrolio lucano, con l’ingresso di Total e il graduale calo dell’estrazione (-11% segnalato nel 2026), è una risorsa in esaurimento nel medio periodo, il che rende urgente una strategia “no oil” di riconversione delle competenze e delle royalties residue verso investimenti strutturali piuttosto che spesa corrente.
Aree interne e giovani: la sfida demografica
Nessuna prospettiva economica della Basilicata può prescindere dal contrasto allo spopolamento. I 195 milioni di euro PNRR destinati a scuole, asili nido e welfare territoriale, richiamati da Cgil Basilicata, sono una leva concreta ma richiedono progettualità locale per non essere persi. La sfida più difficile resta trattenere i laureati lucani, offrendo condizioni di lavoro e salari competitivi rispetto ad altre regioni italiane ed europee: senza questo, ogni altro investimento infrastrutturale rischia di avere un impatto limitato nel tempo.
Consigli pratici per chi vive, lavora o investe in Basilicata
Per cittadini e famiglie
- Monitorare i bandi PNRR dedicati a servizi per l’infanzia e welfare territoriale, spesso poco pubblicizzati nei piccoli comuni delle aree interne della Basilicata.
- Tenere d’occhio i piani di riorganizzazione della sanità regionale, in particolare su liste d’attesa e mobilità sanitaria verso altre regioni, per pianificare per tempo le proprie esigenze di cura.
Per giovani e lavoratori
- Valutare i settori in espansione nella regione — aerospazio, turismo, ricerca e osservazione della Terra — dove la Basilicata offre competenze specialistiche difficili da trovare altrove nel Mezzogiorno.
- Informarsi su incentivi regionali e nazionali per il rientro dei cervelli e per l’avvio di impresa giovanile, spesso più generosi in una regione a bassa densità demografica come la Basilicata.
Per chi vuole investire o fare impresa
- Approfondire gli incentivi ZES unica per il Mezzogiorno e i fondi Sviluppo Basilicata legati alla filiera energetica e alle compensazioni Total-Eni, particolarmente rilevanti per le PMI locali.
- Considerare il turismo esperienziale e la filiera enogastronomica come settori a minor barriera d’ingresso e domanda in crescita, soprattutto nell’entroterra e sulla costa di Maratea.
- Valutare con attenzione la dipendenza dei bandi regionali dal ciclo delle royalties petrolifere, un fattore di rischio da considerare nella pianificazione di investimenti pluriennali legati a fondi pubblici lucani.
Domande frequenti sulla Basilicata
Perché la Basilicata si sta spopolando così rapidamente?
La Basilicata registra il tasso di declino demografico più alto d’Italia (-9,0 per mille) a causa della combinazione tra bassa natalità, invecchiamento della popolazione e un saldo migratorio interno fortemente negativo, con laureati e giovani che si trasferiscono verso altre regioni in cerca di salari e opportunità migliori.
Quanto guadagna la Basilicata dalle royalties petrolifere?
Tra il 2008 e il 2024 la Basilicata ha ricevuto oltre 1,89 miliardi di euro di royalties dall’estrazione petrolifera in Val d’Agri e a Tempa Rossa, con un gettito annuo che negli ultimi anni si è attestato tra i 120 e i 200 milioni di euro, a seconda degli accordi integrativi con le compagnie estrattive.
La Basilicata è una regione in crescita o in declino economico?
I dati sono contrastanti: il PIL e l’occupazione della Basilicata sono cresciuti negli ultimi anni, ma a ritmi tra i più bassi d’Italia (+0,6% nel 2026, contro lo 0,9% nazionale), e la crescita economica non è riuscita finora a fermare lo spopolamento né la fuga dei laureati.
Chi governa oggi la Basilicata e da quando?
Dal 2019 la Basilicata è governata dal centrodestra con il presidente Vito Bardi, rieletto per un secondo mandato nel 2024, dopo 24 anni ininterrotti di governo del centrosinistra conclusi con lo scandalo giudiziario sulla sanità lucana del 2018.
Conclusione
Il bilancio degli ultimi dieci anni della Basilicata è quello di una regione che ha attraversato una crisi politica profonda, ha cambiato guida, ha visto crescere occupazione e PIL a ritmi comunque insufficienti, e continua a perdere popolazione più velocemente di qualunque altra regione italiana. Le prospettive economiche della Basilicata — turismo, aerospazio, transizione energetica, valorizzazione delle aree interne — esistono e sono concrete, ma richiedono una capacità di programmazione di lungo periodo che finora è mancata, complice anche una dipendenza strutturale dei conti pubblici regionali dal gettito petrolifero. Il prossimo decennio dirà se la Basilicata saprà trasformare le proprie risorse, materiali e immateriali, in sviluppo diffuso e stabile, o se continuerà a essere, come l’ha definita parte della stampa investigativa, una regione “ricca di petrolio, povera di futuro”.
Fonti principali: Istat, Svimez, Documento di Economia e Finanza Regionale della Basilicata 2025-2027, Cgil/Cisl/Confsal Basilicata, Confcommercio, UNMIG, Ansa, Il Sole 24 Ore, Il Fatto Quotidiano, Altreconomia, Quotidiano del Sud, Basilicata24 (dati aggiornati a settembre 2026).

