Negli ultimi anni le energie rinnovabili sono passate da alternativa di nicchia a colonna portante del sistema elettrico. In Italia, secondo i rapporti mensili di Terna, nel 2026 le fonti rinnovabili hanno coperto tra il 37% e il 47% del fabbisogno elettrico nazionale a seconda del mese, con punte trainate dall’idroelettrico in primavera e dal fotovoltaico nei mesi estivi: a febbraio 2026, ad esempio, la produzione da fonti rinnovabili ha coperto il 37,9% dei consumi nazionali. Ma dietro ai titoli entusiastici si nasconde una domanda più scomoda: il fotovoltaico e l’eolico, da soli, sono davvero in grado di sostituire le fonti fossili, o restano un tassello — per quanto importante — di un sistema che continua a dipendere da gas, importazioni e nuove infrastrutture?

Questo articolo prova a rispondere senza slogan: come funzionano davvero queste tecnologie, quanto costano oggi, quali sono i limiti tecnici che ancora nessuno ha risolto del tutto, e cosa significa “buona pratica” quando si progetta un impianto o una politica energetica basata sulle energie rinnovabili.

Cosa si intende per energie rinnovabili: una panoramica necessaria

Le energie rinnovabili sono fonti che si rigenerano naturalmente in tempi compatibili con il consumo umano: sole, vento, acqua, calore terrestre, biomasse. A differenza delle fonti fossili, non si esauriscono con l’uso, ma condividono un limite comune, spesso sottovalutato nel dibattito pubblico: la loro disponibilità non è costante né programmabile a piacimento. Questo è il nodo centrale attorno a cui ruota tutta la discussione sulla loro efficacia nella transizione energetica.

Tra le fonti rinnovabili, fotovoltaico ed eolico sono oggi le più discusse perché sono quelle che stanno crescendo più rapidamente in termini di nuova capacità installata, sia in Italia che nel mondo. Non sono però le uniche: idroelettrico, geotermico e biomasse restano componenti strutturali del mix energetico italiano, spesso con un ruolo di “stabilizzatori” che il solare e il vento, per loro natura, non possono svolgere.

Perché fotovoltaico ed eolico sono al centro del dibattito

Il fotovoltaico converte direttamente la radiazione solare in elettricità tramite celle a semiconduttore; l’eolico sfrutta l’energia cinetica del vento per mettere in rotazione una turbina collegata a un generatore. Sono tecnologie modulari, scalabili dal singolo tetto domestico al parco utility-scale da decine di megawatt, e negli ultimi quindici anni hanno visto un crollo dei costi che ha ribaltato le convenienze economiche del settore elettrico. È proprio questa scalabilità, insieme al calo dei costi, ad averle rese il simbolo pubblico della transizione energetica — a volte anche oltre i loro effettivi margini di manovra tecnica.

Come funziona il fotovoltaico: tecnologia, rendimento, limiti

Un impianto fotovoltaico è composto da moduli (pannelli), un inverter che trasforma la corrente continua prodotta in corrente alternata utilizzabile in rete, strutture di supporto e, sempre più spesso, un sistema di accumulo a batterie. Le tecnologie dominanti sul mercato sono il silicio monocristallino e policristallino, mentre le celle a film sottile e le tecnologie perovskitiche restano per ora marginali su scala commerciale.

Efficienza e producibilità reale del fotovoltaico

Il limite tecnico più rilevante del fotovoltaico non è l’efficienza di conversione dei moduli (oggi tra il 20% e il 23% per i pannelli commerciali di fascia alta), ma il fattore di capacità: la percentuale di tempo in cui l’impianto produce alla sua potenza nominale. In Italia questo valore oscilla mediamente tra il 15% e il 22% a seconda della latitudine e dell’orientamento, il che significa che un impianto da 1 MW produce, su base annua, molto meno dell’equivalente di 1 MW costante. Questo dato è la chiave per capire perché la potenza installata, da sola, dice poco sull’energia realmente disponibile.

Agrivoltaico: un’evoluzione recente da monitorare

Una delle tendenze più significative nel comparto fotovoltaico italiano è l’agrivoltaico, impianti che coniugano produzione elettrica e attività agricola sottostante. Su 1.918 richieste di autorizzazione per un totale di 113 GW, oltre 1.000 riguardano parchi agrivoltaici, per circa 46 GW complessivi, a testimonianza di un interesse crescente verso soluzioni che riducano il consumo di suolo, uno dei principali punti critici sollevati dai comitati locali contro i grandi impianti a terra. Va detto con onestà che l’agrivoltaico avanzato ha un costo di generazione più elevato, tra 60 e 90 euro al MWh rispetto al fotovoltaico tradizionale, per la maggiore complessità impiantistica.

Come funziona l’eolico: onshore, offshore, curva di potenza

Le turbine eoliche convertono l’energia cinetica del vento in energia meccanica di rotazione, poi trasformata in elettricità da un generatore. La potenza estraibile dipende dal cubo della velocità del vento: piccole variazioni di ventosità producono variazioni molto ampie di produzione, il che rende l’eolico ancora più variabile del fotovoltaico su base giornaliera, pur essendo spesso più prevedibile su base stagionale.

Eolico onshore vs offshore

L’eolico onshore (a terra) è oggi la tecnologia più matura e diffusa in Italia, concentrata soprattutto in Puglia, Basilicata, Campania e Sicilia, dove la ventosità media è più favorevole. L’eolico offshore, ancora agli inizi nel Mediterraneo, presenta costi più elevati per via delle fondazioni e della logistica marina, ma può contare su una ventosità più costante rispetto alla terraferma.

Fattore di capacità e variabilità del vento

Il fattore di capacità medio dell’eolico onshore in Italia si attesta generalmente tra il 20% e il 28%, con differenze significative tra siti costieri e appenninici. È un dato più favorevole di quello del fotovoltaico, ma non elimina il problema di fondo: nei mesi in cui il vento cala — come accaduto a luglio 2026, quando la produzione eolica è calata del 20,3% su base annua mentre i consumi toccavano un record storico — il sistema deve comunque trovare altrove l’energia mancante, spesso tramite import o generazione a gas.

Costi di fotovoltaico ed eolico: quanto si spende davvero

Il parametro tecnico-economico di riferimento per confrontare le fonti energetiche è il Levelized Cost of Energy (LCOE), cioè il costo medio dell’energia prodotta lungo l’intera vita utile dell’impianto, comprensivo di investimento iniziale, manutenzione e finanziamento.

LCOE del fotovoltaico in Italia

Secondo le analisi più recenti del settore, l’LCOE di un impianto fotovoltaico utility-scale da 1-5 MW in Italia si colloca tra 70 e 80 euro al MWh, mentre per impianti da 20 MW scende a 65-75 euro al MWh grazie alle economie di scala. A livello internazionale, secondo il rapporto Lazard, il fotovoltaico di scala utility si colloca tra 40 e 98 dollari al MWh, contro i 51-129 dollari al MWh di un nuovo ciclo combinato a gas. Le aste pubbliche italiane confermano questa tendenza: il prezzo di aggiudicazione medio della prima asta del meccanismo FER X è stato di circa 56,8 euro al MWh.

LCOE dell’eolico in Italia

L’eolico onshore mostra un LCOE leggermente più alto e più variabile: tra 70 e 95 euro al MWh secondo l’analisi Energy&Strategy del Politecnico di Milano, con un’altra fonte che indica un range di 90-100 euro al MWh per impianti da 20 MW, in crescita rispetto al 2022 a causa dell’aumento dei costi delle turbine. Questo aumento è un dato che spesso sfugge alla narrazione di “rinnovabili sempre più economiche”: non tutte le tecnologie stanno riducendo i costi allo stesso ritmo, e l’eolico ha risentito più del fotovoltaico delle tensioni sulla catena di approvvigionamento globale.

Il confronto con le fonti fossili

Nonostante le oscillazioni, il quadro complessivo resta favorevole alle rinnovabili: gli impianti fotovoltaici di grande potenza generano energia a circa 40 euro al MWh, l’eolico tra 50 e 100 euro al MWh, contro i 150-300 euro al MWh del gas. È un divario che spiega perché, dal punto di vista puramente economico, la nuova capacità di generazione elettrica installata nel mondo sia oggi in larghissima parte rinnovabile. Ma un confronto onesto deve includere anche i costi di sistema — accumulo, reti, bilanciamento — che il solo LCOE dell’impianto non cattura.

Pro e contro di fotovoltaico ed eolico: un bilancio equilibrato

I vantaggi principali

  • Costo marginale nullo del “carburante”: una volta costruito, un impianto fotovoltaico o eolico non ha costi di combustibile, il che lo rende immune alla volatilità dei prezzi di gas e petrolio.
  • Tempi di realizzazione contenuti: rispetto a una centrale nucleare o a grande impianto idroelettrico, un parco fotovoltaico o eolico si costruisce in mesi, non in decenni.
  • Modularità: si può partire da un impianto residenziale da pochi kW fino a parchi da centinaia di MW, adattando l’investimento alla scala del bisogno.
  • Assenza di emissioni dirette in fase di esercizio: un beneficio rilevante per la qualità dell’aria locale e per gli obiettivi di decarbonizzazione.
  • Diversificazione geografica dell’approvvigionamento: riduce la dipendenza da poche aree geopolitiche fornitrici di combustibili fossili.

I limiti che vanno affrontati con onestà

  • Intermittenza e non programmabilità: fotovoltaico ed eolico producono quando le condizioni meteo lo permettono, non quando la domanda lo richiede. Questo è il limite strutturale più importante e non è ancora del tutto risolto su larga scala.
  • Necessità di accumulo o backup: senza batterie o centrali di riserva (spesso a gas), la sola crescita di rinnovabili non garantisce la sicurezza dell’approvvigionamento nelle ore o nei giorni di scarsa produzione.
  • Consumo di suolo: i grandi parchi a terra, sia fotovoltaici che eolici, generano conflitti con l’uso agricolo e paesaggistico del territorio, un tema particolarmente sentito nel Mezzogiorno.
  • Tempi autorizzativi lunghi in Italia: la nuova capacità rinnovabile necessaria in Italia è stimata intorno a 11-12 GW l’anno, mentre la capacità effettivamente installata nel 2025 si è fermata a circa 7,2 GW, un divario legato soprattutto a iter burocratici e oneri finanziari connessi ai lunghi periodi di sviluppo dei progetti.
  • Curtailment e congestioni di rete: nelle ore di massima produzione, la rete non sempre riesce ad assorbire tutta l’energia disponibile, costringendo a spegnere impianti già costruiti — uno spreco economico e ambientale che cresce insieme alla capacità installata.
  • Costi di smaltimento e riciclo: pannelli fotovoltaici e pale eoliche a fine vita richiedono filiere di riciclo ancora in fase di consolidamento in Europa.

Riflessione: le rinnovabili sono davvero efficaci per la transizione energetica?

Qui va fatta una distinzione che il dibattito pubblico tende a comprimere: fotovoltaico ed eolico sono efficaci nel ridurre il costo marginale dell’elettricità e le emissioni dirette, ma non risolvono da soli il problema della sicurezza energetica su base annuale, se non sono accompagnati da accumulo, reti più robuste e una quota di generazione programmabile (idroelettrico, geotermico, e per un periodo di transizione, gas).

I dati Terna del 2026 raccontano bene questa ambivalenza. A febbraio, mese favorevole per il vento, la produzione eolica ha superato sia il fotovoltaico che l’idroelettrico, con le rinnovabili complessivamente in crescita del 27,8% rispetto all’anno precedente. Ma a luglio, con la domanda ai massimi storici per il caldo, le rinnovabili hanno coperto “solo” il 41,5% del fabbisogno, in calo rispetto al 44,5% dell’anno precedente, proprio perché l’eolico e l’idroelettrico sono scesi mentre il fotovoltaico non basta da solo a coprire i picchi serali di consumo, quando il sole è già tramontato ma il condizionamento resta acceso.

Questo significa che parlare di “percentuale di rinnovabili nel mix” senza specificare su quale base temporale (oraria, mensile, annuale) rischia di essere fuorviante: un sistema può coprire il 40% del fabbisogno annuale con le rinnovabili e avere comunque bisogno del gas per il 100% della domanda in alcune ore serali critiche. È un limite che la sola crescita della potenza installata non elimina: servono accumuli di lunga durata, capacità di interconnessione con l’estero e una gestione della domanda più flessibile.

Detto questo, sarebbe altrettanto scorretto concludere che le rinnovabili “non funzionano”. Il trend di fondo è inequivocabile: i costi di generazione sono scesi in modo strutturale, la capacità installata cresce ogni anno, e il combinato solare-accumulo sta iniziando a superare, in alcuni contesti, la convenienza degli impianti a gas anche per la copertura di parte dei picchi serali, grazie al forte calo dei prezzi delle batterie osservato nel 2025. La transizione energetica basata su fotovoltaico ed eolico è quindi realistica, ma solo se accompagnata da investimenti paralleli su reti, accumulo e flessibilità della domanda — non come sostituzione automatica e indolore delle fonti fossili.

Best practice per progettare e valutare un impianto rinnovabile

Per chi valuta un investimento fotovoltaico o eolico

  1. Analizzare il fattore di capacità reale del sito, non solo la potenza di targa, utilizzando dati storici di irraggiamento o ventosità pluriennali e non stime generiche.
  2. Dimensionare l’accumulo in base al proprio profilo di consumo, per massimizzare l’autoconsumo e ridurre la dipendenza dalla rete nelle ore di punta.
  3. Verificare in anticipo i tempi e i costi di connessione alla rete, spesso sottovalutati e responsabili di ritardi significativi nei progetti utility-scale.
  4. Considerare soluzioni ibride (fotovoltaico più eolico, o rinnovabili più accumulo) per compensare la complementarità stagionale tra le fonti.
  5. Valutare l’agrivoltaico o il retrofit su coperture esistenti dove il consumo di suolo è un vincolo, anche a fronte di un LCOE leggermente superiore.

Per chi progetta politiche pubbliche o pianificazione territoriale

  1. Semplificare gli iter autorizzativi senza sacrificare la partecipazione territoriale, per colmare il divario tra obiettivi di installazione e capacità effettivamente realizzata.
  2. Investire in infrastrutture di rete e sistemi di accumulo prima, o parallelamente, alla crescita della capacità rinnovabile, per ridurre il fenomeno del curtailment.
  3. Pianificare la localizzazione degli impianti tenendo conto della complementarità geografica tra siti solari ed eolici, per ridurre la variabilità aggregata del sistema.
  4. Prevedere meccanismi di compensazione trasparenti per le comunità locali, per ridurre la conflittualità territoriale che oggi rallenta molti progetti, specie nel Mezzogiorno.
  5. Comunicare i dati di produzione rinnovabile su base oraria, non solo annuale, per un dibattito pubblico più consapevole dei reali limiti tecnici della transizione.

Conclusione: un bilancio realistico, non ideologico

Fotovoltaico ed eolico non sono né la soluzione miracolosa raccontata da certa comunicazione ambientalista, né il costoso capriccio ideologico denunciato dai loro critici più severi. Sono tecnologie mature, sempre più competitive sul piano economico, che stanno già trasformando il mix elettrico italiano e globale. La loro efficacia nella transizione energetica dipende però da scelte che vanno oltre l’installazione dei pannelli o delle turbine: reti più intelligenti, accumulo diffuso, semplificazione autorizzativa e una programmazione energetica capace di guardare al dato orario, non solo alla percentuale annuale sbandierata nei comunicati stampa. Solo a queste condizioni le energie rinnovabili possono passare dall’essere una componente importante del sistema elettrico a esserne, davvero, la spina dorsale.


Fonti: Terna (Rapporti mensili sul sistema elettrico 2026), Energy & Strategy – Politecnico di Milano (Renewable Energy Report 2026), Lazard LCOE Analysis 2026, QualEnergia.it, Rinnovabili.it, Il Sole 24 Ore, Kerr.